lunedì 25 dicembre 2006

Feste a pranzo e a cena

Ebbene eccoci qui. Tirati a lucido, scattanti, pronti nei nostri nuovi pensieri positivi e caritatevoli. Ma niente paura, solo 24 ore scarse, poi tutto tornerà normale e, diciamoci la verità, ci sentiremo meglio. Ma sì dai, stringiamo i denti che poi passa tutto.


"Just a perfect day,
Problems all left alone,
Weekenders on our own.
It's such fun.
Just a perfect day,
You made me forget myself.
I thought I was someone else,
Someone good.

Oh it's such a perfect day,
I'm glad I spent it with you.
Oh such a perfect day,
You just keep me hanging on,
You just keep me hanging on."
Lou Reed - Perfect day

... quanto la sapeva lunga?

mercoledì 20 dicembre 2006

Accanimento terapeutico

Argomento caldo... sparo anche io la mia cazza/sentenza della giornata. E se la definizione di accanimento terapeutico fosse: qualsiasi forma di cura fornita a pazienti per cui il miglioramento non sia clinicamente possibile o a pazienti che rifiutino esplicitamente cure atte a mantenere le funzioni vitali laddove siano solo un rimedio alla sofferenza, quindi non atte al miglioramento del quadro clinico del paziente?

Forse così è troppo complicato? Eh sì che dovevo fare il medico...

sabato 16 dicembre 2006

Amici e Natale

Trovo ci siano periodi dell'anno fortemente iconoclasti: i giorni che vanno dal natale al campodanno inclusi sono tra questi. Ed allora perderci sopra troppo tempo è banale, fuori luogo, secondo me.

Ma se ne parlo un filo logico c'è. Vedo di arrivarci in fretta.
Quando arriva il suddetto periodo, tutti sembrano voler vedere tutti; incontrarsi è il rito a cui sembra non ci si possa sottrarre. Ed allora scattano gli inviti alle cene con amici, ovviamente anche con quelli che consideri la tua compagnìa e sembra che mancare sia impossibile, come se significasse "non me ne frega niente di voi" (ma poi sì, è anche così cazzo!). Il problema, in tutto questo, non è la noia o il fastidio per queste tradizioni (ovviamente scansate il più possibile) ma è l'ipocrisia di fondo: ci vogliamo vedere, proprio a natale, perché tutto sembra più intimo e ci vogliamo più bene ma a lasciarci soli nel momento del bisogno o anche in un normalissimo sabato sera in cui non pensiamo nemmeno alla compagnìa altrui, non ci costa niente...

... forse non sono tanto ispirato però ho proprio voglia di mardare a quel paese tutta questa filosofia dei miei stivali...

giovedì 7 dicembre 2006

Parole... sulla FAMIGLIA

Sarà che non farò mai il giornalista. Sarà che le nuove tecnologie permettono l'accesso alle informazioni da parte di tutti, ma anche io oggi mi sento legittimato a dire la mia. Lo so, è presuntuoso, ma tanto chi cazzo leggerà mai tutto questo?
Prendo spunto da un concetto spiegato da una biondina di cui tutto si sa: che sta in televisione ovviamente e che, per la sua età, (si badi, prima ancora di aver sentito che cosa le frulla nel cervello) è bandita da qualsiasi possibile espressione di intellighenzia. Lei, per farla breve, ha espresso la sua perplessità su quale possa essere il concetto di famiglia, anche per solo per dare forza e legittimità alle affermazioni dei più.
Ora, non citerò testi sacri o vocabolari: sarebbe prosaico e fuori moda. Mi limito ad un elenco, breve per carità:
  1. Famiglia: luogo in cui uno dei coniugi, meglio se entrambi, hanno una o più passate famiglie, possibilmente con prole a seguito.
  2. Famiglia: luogo in cui il padre (maschio vero e conclamato) abusa della/e figlia/e (femmine perciò sottomesse e deboli).
  3. Famiglia è anche il luogo in cui uno dei coniugi, meglio se entrambi, abusa di qualche sostanza (possibilmente legale, così non si macchia di altri reati) e riversa l'artificiale esuberanza procurata su alcuni, meglio tutti, figli suoi (e perché no, come da punto 1, anche su qualcuno non suo) in forme varie e variopinte (per coerenza anche attraverso manifestazioni tipiche del punto 2).
Sono solo 3 punti. Mia forma mentis essere perennemente in errore: avrò sicuramente dimenticato qualche punto.

Sono solo parole.

Sempre solo parole.

Ora posso stare zitto.

martedì 5 dicembre 2006

Francia e ritorno

Freddo. Fa freddo a Chambery, mentre aspetto il treno che mi riporterà in Italia. Piove, quella sottile pioggia che penetra tutto, anche se sei vestito quasi fino a coprirti interamente. Sono lì, sulla pensilina, a 10 minuti dall'arrivo della mia coincidenza. Sono in viaggio dal mattino, prima un treno fino a lì.

Mi sto allontanando, controvoglia, da quella che considero (forse un po' erroneamente) la mia Casa alla fine del mondo. E come ogni volta, torno avvolto dalle domande, dai dubbi, dalle speranze di cambiare: me stesso ed il mondo. Il tutto ben appuntato sul taccuino da viaggio, come ogni turista che si rispetti dal dopo Hemingway. E idee... sceneggiature, libri, romanzi, musica o più semplicemente storie... che raccontino di come questa Casa, sia la cosa più vicina al mio cuore che esista e che descrivano la meraviglia di sentirsi amati, apprezzati e confortati anche solo per pochi giorni l'anno.

Dovrei viaggiare più spesso... sempre detto io... peccato solo per il raffredore che ho beccato subito dopo! Doh!