Torno in auto dalla città e urlo, anzi canto a perdifiato.
E guido come un indemoniato.
"Ma io lascio che le cose passino e si sfiorino / Perché non sono in grado di comprenderle / Io lascio che le cose passino e si sfiorino senza toccarsi" (*)
Brucio il lungo stradone principale che porta fuori città: mi hanno promesso la neve. Così mentre guido scorgo il cielo alla ricerca di un segnale, quando arrivo ad imboccare la statale. Ghiaia ovunque. Penso che questo potrebbe essere il segnale che andavo cercando.
Dormo a fatica e mi sveglio con tutta questa fatica nelle ossa, nei muscoli. Della neve nemmeno l'ombra. E questo mi fa riflettere. Mi permette di ricordare che a volte le persone che dovrebbero esserci più vicine sono quelle che ci fanno sentire più soli, togliendoci la terra da sotto i piedi proprio quando meno ce lo aspetteremmo.
Non c'è correlazione tra neve e pensiero, me ne rendo conto... ma non sapevo come arrivarci...
(*) da Il mare verticale - Paolo Benvegnù