mercoledì 24 gennaio 2007

Neve e amici

00.15. Torno in auto dalla città. E' un martedì qualunque. Ho passato le mie ultime ore mangiando un felafel e bevendo litri di tè alla menta insieme a persone che condividono 2 delle mie 4 ore settimanali di studio musicale. Sono bravi ragazzi, anzi sono un bravo ragazzo (estroverso come io non sarò mai) e una brava ragazza (schietta, diretta e bisognosa di una vita più facile, di una vita che le permetta di vivere solo gli anni che ha). Le 4 ore precedenti che vanno dalle 18 alle 22, come detto, ero immerso nella musica: battevo coperchi, scuotevo e accarezzavo corde.

Torno in auto dalla città e urlo, anzi canto a perdifiato.
E guido come un indemoniato.

"Ma io lascio che le cose passino e si sfiorino / Perché non sono in grado di comprenderle / Io lascio che le cose passino e si sfiorino senza toccarsi" (*)


Brucio il lungo stradone principale che porta fuori città: mi hanno promesso la neve. Così mentre guido scorgo il cielo alla ricerca di un segnale, quando arrivo ad imboccare la statale. Ghiaia ovunque. Penso che questo potrebbe essere il segnale che andavo cercando.

Dormo a fatica e mi sveglio con tutta questa fatica nelle ossa, nei muscoli. Della neve nemmeno l'ombra. E questo mi fa riflettere. Mi permette di ricordare che a volte le persone che dovrebbero esserci più vicine sono quelle che ci fanno sentire più soli, togliendoci la terra da sotto i piedi proprio quando meno ce lo aspetteremmo.

Non c'è correlazione tra neve e pensiero, me ne rendo conto... ma non sapevo come arrivarci...


(*) da Il mare verticale - Paolo Benvegnù

venerdì 19 gennaio 2007

Omnibus

Se non scrivo per giorni, non significa che sono morto o che non esisto più. Lo sappia chi decide per me: significa che sono indignato, arrabbiato anzi no, furente.

Ci parlano di coppie di fatto, di PAX (ma va bene qualsiasi altro nome) e di MATRIMONIO, cercano di farci credere che viviamo in uno stato laico e in questo ci prendono puntualmente in giro.
Mi accaloro, lo so. Tanto per essere chiari da subito, tendo a cercare LEI piuttosto che LUI ma questo non vuol dire che vivo con un paraocchi di salame o che mi spaventi l'idea di una coppia formata in altro modo. C'è un mondo lì fuori (omosessuale sì, diciamolo, ma che cosa cambia?), che vive di relazioni laiche a cui l'attributo matrimonio (quasi un aggettivo se fuori dal contesto religioso) non può essere applicato se questo significa privarli del diritto di prendersi cura l'uno dell'altro.

Liberi di pensarla diversamente ma non di prenderci in giro. Se è la famiglia che vi preoccupa, fate in modo che l'arrivo dei figli modifichi l'unione civile fino ad ora creata in termini di diritti e doveri che ne salvaguardino la crescita: non sembra difficile. Ma NON PERMETTETEVI di dire che il matrimonio serve a delimitare e salvaguardare il concetto di FAMIGLIA, concetto che include i figli, solo perché volete che si facciano più figli per LE VOSTRE STRAMALEDDETTE PENSIONI. Quelle le potete pagare con i soldi che sono stati rubati da chi si arricchisce con le operazioni finanziarie che non volete tassare o recuperando le tasse che avete sperperato con i condoni.

Sono furioso, lo so. Probabilmente tutto questo suona banale e retorico. Sì, sono tutto questo. Ma non se può proprio più...

... secondo me...

giovedì 4 gennaio 2007

Citazioni

Ho passato tanto tempo a leggere un blog, scovato per caso. Ne ero incuriosito, o forse avevo solo bisogno di esternare le mie cazzate...

... ora dopo mesi, la proprietaria del blog ha postato un mio commento... l'avevo sparata troppo grande o, fosse anche per una volta soltanto, un senso l'avevo trovato?